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30 mai

la storia infinita?!?!?!

Il pacco, questo sconosciuto.
 
Il nostro adorato (dico nostro perché spero che ormai anche voi vi siate affezionati alle vicende del piccolo disperso), si trova ufficialmente in Giappone.
E' a Osaka, all'aeroporto. Bene.
Bene? forse, ma forse anche no.
 
Cominciamo dall'inizio: come faccio a sapere che il pacco è all'aeroporto? Ma perché ups japan mi ha telefonato, ovviamente. Ma questa non era una di quelle telefonate da servizio giapponese super efficiente che ti mettono di buon umore e ti fanno rallegrare di vivere in questo paese regolato al millimetro... Era un di quelle che appena capisci che ca**o vogliono, alzi gli occhi al cielo e cominci a smadonnare in perfetto dialetto italiano (a scelta, secondo la provenienza o l'estro del momento).
 
Il gentile signor Nomura ha girato attorno alla questione per poi spararmi in faccia la seguente verità: il pacco che mi sono fatta spedire dall'Italia potrebbe essere considerato MERCE DI IMPORTAZIONE e quindi soggetto a tassazione!!! Ma dico io, vestiti selezionati in anni di shopping più o meno compulsivo, e su cui ho già pagato la salata IVA italiana... 20% se non ricordo male, vero? Io gli spiego che sono effetti personali, roba usata, messa da me, manca poco che gli dica che ci son dentro anche i calzini sporchi per farmi capire..
Pare che la questione sia legata alla mia data di ingresso nel paese: se sei dentro da meno di sei mesi è probabile che non ti facciano pagare le tasse... altrimenti, come si dice a Venezia, cassi tui. Dipende da come gli gira.
Io grazie a Dio e alla mia disorganizzazione sono entrata in Giappone a gennaio.. ma credo che ne vedremo comunque delle belle!! Io manderò tutti i documenti per dimostrare la mia breve residenza, ma loro ovviamente apriranno il mio pacco e controlleranno cosa c'è dentro. Se ci trovano roba nuova o un regalo forse mi faranno pagare... Ora: serve che io dica che so già che c'è un regalo di compleanno nel pacco che i miei genitori mi hanno mandato con tanto amore???? Ma si può essere così sfigati??? Lotterò con unghie e denti..
 
Quanto vorrei che Bonolis fosse qui ad aiutarmi, lui che di pacchi ne sa....
 
Alla prossima
26 mai

incredibboli ma vero, su diseduchescional ciannel

Non so se sia merito di mio zio che ha trovato un sestifoglio (ma si dirà così?!?!?!)....

Non so se sia merito di lady Paolo Burns e delle sue preghiere a San Rufo, inginocchiato nell'acqua di Ischitella...

Non so se sia merito delle preghiere notturne che mia madre ha di sicuro fatto nei suoi attacchi di insonnia....

Non so se sia merito della pazienza benedettina di mio padre nel trattare con quelli del "call center"... (quanto odio questa parola!!)

Non so se sia merito di tutti quelli che si sono uniti a me pubblicamente e privatamente nel seguire prima le tortuose vicende e poi i dolorosi inghippi delle spedizioni internazionali....

Non so se sia merito delle mie bestemmie interplanetarie e delle ripetute minacce fisiche e verbali urlate al vento sperando che le portasse fino all'ufficio postale di Monza...

Non so se ho semplicemente un santo in paradiso....

Sta di fatto che, udite udite, hanno ritrovato il mio pacco.

RITROVATO.

Dico, vi rendete conto??!!?!?!?!?!? E io che ieri finalmente avevo trovato il coraggio di aprire il file excel con la lista di tutto quello che c'era dentro, che mia madre aveva amorevolmente compilato e speditomi.... Sono stata brava però, nemmeno una lacrima! Solo desolazione infinita....
Ma adesso tutto è cambiato! Il sole splende, gli uccellini cinguettano, il mondo è rosa e io ho ritrovato l'ottimismo!! Speriamo che questa botta di culo si estenda ad altri settori della vita.....

O forse è meglio aspettare di vederlo arrivare a destinazione???


Aspettiamo, va'.

25 mai

un venerdì nero

Continua la saga nel segno dei giorni della settimana...
Questa volta è il turno del venerdì.
 
Eh sì, finita la settimana giunge il momento di concedersi un po' di relax e coltivare le proprie relazioni sociali, e quindi via alla serata sushi con una coppia di amici giapponesi, che mi portano in un posto dove volevo andare da tempo. Tomizushi, un ristorantino di sushi piccino picciò, dove abbiamo la fortuna di sederci al banco e di sgomitare con gli altri avventori per mangiare del buon sushi (grazie a dio anche economico)! Stanca dall'ultima ora di lezione, e ancora incerta nella mia conoscenza dei nomi dei pesci giapponesi, lascio tutto in mano ai miei amici che confabulano a lungo tra loro prima di chiedere allo chef di prepararci qualche bocconcino... Lo chef è un simpatico giapponese di mezza età, con la faccia buona, un principio di calvizie, un po' di prognatismo, e ovviamente una parlata in dialetto incomprensibile. Ha deciso che gli sto simpatica e quindi mi inonda di chiacchiere, a cui io tento di grugnire risposte incomprensibili ma che sembrino adatte alla situazione, mentre tento di capire cosa mi stia effettivamente dicendo. Il sushi ci viene  preparato davanti agli occhi e servito direttamente sul piano in marmo del bancone. Dal momento che l'etichetta lo consente, mi tolgo la soddisfazione di mangiarlo con le mani: evviva il ritorno alle mie origini animalesche!!!! Nel frattempo annaffiamo il tutto con birra e sake, ovviamente, e l'atmosfera si rilassa ulteriormente: iniziano le chiacchiere con i vicini di sedia, in particolare una signora un po' sgangherata che ci offre degli tsukemono (pickles?? come tradurre.....??? be', tipo verdure conservate in salamoia per capirci) tipici di kyoto. Insomma, tipo un cetriolone sottaceto, ma più dolce, che ci pappiamo con salsa di soia e zenzero, adagiato sopra un boccone di riso. La signora sembra tanto contenta di aver trovato una straniera a cui piacciono gli tsukemono e che mugola "buono" mentre ha la bocca piena.... hehe. mi faccio sempre riconoscere. Passo qualche momento di esitazione quando mi servono un sushi di gamberi crudi, così freschi che si muovono ancora e quando te li metti in bocca vedi la codina rimasta fuori che si agita.... ma la paura passa dopo il primo morso. amen. non sarò mai vegetariana. facciamocene una ragione.
 
La serata prosegue su tutt'altro registro con una puntata in un oscuro bar, tutto luci soffuse e tende di perline, con un sacco di musica hip-hop... ma l'atmosfera non è male. L'oscurità del posto non è dovuta solo alla scarsa illuminazione, ma anche al fatto che, come la maggior parte dei posti a Kyoto, se non sai che esiste non ci andrai mai e poi mai. Al secondo piano di un palazzo, un'insegna solo con due lettere, KO ovvero il nome del locale, nessuna spiegazione su che tipo di posto sia, e soprattutto un'entrata che è un'anonima porta, come quella di un qualsiasi appartamento... Il modo tutto giapponese di sfuttare lo spazio in verticale e di nascondere locali nei posti più impensati non finirà mai di stupirmi.
Il fine serata passa paicevolmente facendo quattro chiacchiere con i miei amici e con i ragazzi che lavorano al banco, loro conoscenti. Ammettiamolo, sono riuscita a riprodurre dall'altra parte del mondo lo schema veneziano: amici che lavorano in un bar, che hanno amici che lavorano in un ristorante, che hanno amici che lavorano in una discoteca.... e via dicendo all'infinito. E quando sei entrato nel giro niente puà più salvarti: è un gioco di scatole cinesi... Ma ha ovviamente i suoi lati positivi!!! Tipo che non ho sborsato un soldo tutta la sera!! Mi toccherà far arrivare quintali di parmigiano dall'Italia per sdebitarmi.....
 
E fin qui tutto bene. Dove sta la "neritudine" del venerdì?
 
E' presto detto: un'idea malsana mi attraversa la testa offuscata dalla mangiata e dal saké: controllare le mail via telefonino. Da quando ho questa fantastica possibilità riesco sempre a rovinarmi le migliori serate...... Con fare innocente apro la mia casella di posta elettronica e vedo un messaggio della mammina. Il mio cuore di figlia si sta già intenerendo, quando con una rapida occhiata scorgo una parola che si fissa sulle mie retine, lampeggiante, e non se ne vuole più andare: SMARRITO.
 
SMARRITO
SMARRITO
SMARRITO
(così rende meglio l'idea)
 
Non credo ci sia bisogno di spiegarvi a cosa si riferisca questo tetro termine, vero? Sì, è sempre lui, torniamo sempre lì, come la lingua, dove il dente duole. Il pacco. Quel cavolo di pacco. Ora, cosa mi rimane da fare se non fissare il mio bicchiere vuoto e ordinarne un altro? Sempre meglio che piangere.
 
Smarrito lui, smarrita io.
 
 
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17 mai

comunicazione di servizio

Silvia Vessella, se sei all'ascolto (anzi in lettura): la tua casella di posta elettronica mi rifiuta i messaggi perché è piena!!! Fai qualcosa e smetti di scrivermi che non ti cago!!!
 
l'amicizia ai tempi di internet.
10 mai

pacchi e contropacchi

Eccomi puntuale all'aggiornamento del sabato mattina, che oggi sarà rapido e doloroso:
il pacco non è ancora arrivato. L'ultima volta che abbiamo avuto sue notizie ci avevano assicurato che si trovava a Osaka. Ma non ci sono sue tracce sul mio pavimento, nel mio armadio..... nemmeno una notifica di mancata consegna nella mia cassetta della posta.
Quel che è peggio è che se ora provo a rintracciarlo sul sito delle poste, risulta che si è effettivamente mosso di nuovo dalla dogana italiana e che sia stato CONSEGNATO, ma sempre in località italiana....
Ora, secondo voi, io cosa dovrei dire/fare/imprecare?
Qualcuno sa chi è il santo protettore delle spedizioni internazionali?
sono disperata!!!
 
forse dovrei rivolgermi a chi l'ha visto
 
 
3 mai

metti un sabato mattina a kyoto 2: il misterioso mistero del pacco scomparso.

Credo che potrei istituire l'angolo del sabato mattina visto che questo sembra sempre prolifico di eventi.... o di una loro spaventevole assenza!!!!
 
Oggi la notizia è sconcertante: FA CALDO!!!!!!!!
Capirai che notizia, direte voi. Ma insomma... dopo il lungo e nevoso inverno direi che ci voleva! La primavera è esplosa, o per meglio dire l'estate: c'è quello che gli allarmisti e pressapochisti giornali italiani definirebbero "un caldo africano". Io lo chiamo una figata. E' quel magico momento in cui fa caldo, ma ancora non c'è l'afa mortale che attanaglia la città durante i mesi estivi: il cielo è bluerrimo, nemmeno una nuvola e io domani parto per tre giorni di gita fuori porta!! yuppidu!
 
MA, perché c'è sempre un ma. C'è una nuvola metaforica in questo mare di sole e felicità: LE POSTE. Quelle italiane manco a dirlo, anzi siamo onesti, stavolta forse non è nemmeno colpa loro, ma del corriere internazionale. E mi piange il cuore a dirlo, proprio io che, pur lamentandomi di tutto quello che non va nel nostro paese, sono pronta a difendere a spada tratta le sacche di eccellenza. E finora le spedizioni internazionali rientravano nella categoria (almeno in partenza dalla ridente località di Monza, a breve nuova provincia del nostro bel paese..).
Dovete sapere che tutto ciò aveva un segreto, che noi viaggiatori col guardaroba inscatolato abbiamo imparato a conoscere: la signora dei pacchi internazionali. Non conosco il suo nome e nemmeno il suo viso (ma i miei sì..) ma conosco la sua fama di risolutrice delle più intricate faccende internazionali nel campo della spedizione dei pacchetti. Se avevi un dubbio, un problema, un pacco da spedire, lei era lì. Volevo quasi assumerla anche come consulente personale, ma lei mi ha tradito nel momento del bisogno. Ma andiamo con ordine.
 
Da due settimane attendevo, inizialmente fiduciosa, poi perplessa, poi dubbiosa, poi decisamente incazzata e preoccupata un pacco spedito dalla mia amorevole famiglia. Preciso che te lo vendono come spedizione che arriva in tre o quattro giorni lavorativi, e che io lascio sempre passare una settimana prima di agitarmi, per il beneficio del dubbio, se così si può dire. Ma due settimane iniziano a essere tantine, anche con l'inefficienza delle poste italiane e le maledette vacanze giapponesi della golden week (ma la posta la consegnano sempre e comunque, i miei adorati stakanovisti).
In un momento di risoluzione che mi è solitamente totalmente estraneo (hihi), dopo aver scritto una mail alla mia banca italiana che pure lei pare mi stia un po' prendendo per i fondelli, affronto di petto le poste italiane. Codice alla mano rintraccio il pacco, e il risultato è strabiliante: "CONSEGNATO", dice una bella scritta in grassetto nero su fondo giallo fluorescente, che accresce notevolmente la mia agitazione. E per di più due giorni fa, dicono. MA COME??!?!?!?!!? Io non ho niente qui!!! Non un sandalo, non una baguette, nemmeno una scatola di medicinali, né una camicetta di H&M, niente di tutto ciò che doveva arrivare!!!
 
La mia mente paranoica inizia a sospettare che qualcuno nel palazzo abbia intascato il mio guardaroba primaverile e il mio regalo di compleanno (eh si, c'era pure quello dentro...): nella fattispecie la colpa ricade sulla mia dirimpettaia, un'innocente e biondissima ragazza olandese, a dire il vero mica tanto simpatica, ma va be'. Già penso di organizzare appostamenti fotografici per scoprire se indossa qualcuno dei miei preziosissimi capi di abbigliamento.... Ma per fortuna interviene la razionalità. Ci deve essere una spiegazione.
Col cuore in gola al pensiero della triste sorte che può aver subito il mio povero pacco, rintraccio il numero dell'ufficio postale italiano e li tempesto di telefonate. Ovviamente essendo ora di pranzo gli squilli sono tanti, e lunghi, e sembrano eccheggiare nel vuoto. Ma finalmente qualcuno mi risponde: mi passano l'ufficio pacchi internazionali, che però si rivela essere la cassa... uffff. Mi ridanno il numero giusto, e dopo un'attesa nella quale avrei anche potuto trovarmi un lavoro, sposarmi, fare dei figli e pensare a un sistema pensionistico privato, ecco una voce femminile: "pronto"?. Gioia, gaudio, tripudio!! La signora dei pacchi!!! Speranzosa inizio a esporre il problema, quando la voce mi interrompe, sgarbata e crudele, infrangendo le residue speranze di una soluzione veloce e positiva: "Mi dispiace ma io non posso aiutarla. La collega dell'ufficio è via per il ponte, deve telefonare lunedì".
 
IL PONTE? Ca**o, è il due di Maggio. Merda. Merdose vacanze italiane. La signora dei pacchi mi ha tradito per andare a fare il ponte con la sua famiglia. Magari in qualche chiassosa e affollata località marittima, a mangiare il primo gelato della stagione e a comprarsi dei nuovi sandaletti e una borsa di plastica per andare in spiaggia. Noooooooo. Il labile legame della fiducia è irrimediabilmente spezzato. Niente sarà più come prima.
 
Per fortuna qualcuno ha ancora la testa sulle spalle in famiglia, e mentre io inveisco su skype con mia madre cercando di vedere l'ironia della situazione ("Spedire con Paccocelere Internazionale da oggi è più veloce. Se spedisci da uno degli uffici postali abilitati di Roma e provincia e Milano e provincia (Monza compresa) la tua spedizione arriva un giorno prima." recita gioioso il sito delle poste. Monza compresa eh! Attenzione!! Mica pizza e fichi.) - dicevo in quel mentre mio padre chiama il call center e scopre la seguente verità fondamentale: il pacco risulta consegnato AL MITTENTE. Controllo su internet ed effettivamene anche il sito dice la stessa cosa. Sono io che, accecata dalla scritta tondeggiante e beffarda "CONSEGNATO", mi sono persa in un attacco di isterismo. Il pacco è arrivato a Malpensa ed è tornato indietro. Ma a casa mia nessuno l'ha visto. Il mistero si infittisce. Come, dove ma soprattutto PERCHE'?!?!?!?!
Papà Athos, che come il suo nome suggerisce è un uomo valoroso e senza macchia proprio come un moschettiere, prende la sua spada, monta in sella al suo ronzino e va alle poste a chiedere spiegazioni e in cerca di un duello vendicatorio. La risposta, come prevedibile, è una sola: la signora dei pacchi è via per il ponte. Pregasi ripassare dopo il fine settimana.
 
Signora dei pacchi, torna ti prego!!! Abbiamo bisogno di te!!!!!!!
(domanda: ma se questa va in pensione o si ammala o le succede qualcosa, le frenetiche attività internazionali di Monza si bloccheranno per sempre!??!!)
 
(continua.... spero)
 
poste
 
il nuovo slogan beffardo e fintamente simpatico delle poste.. che presto si ritorcerà contro di loro!!!